"Le favole non dicono ai bambini che i draghi esistono. Perchè i bambini lo sanno già. Le favole dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti." (G. K. Chesterton)



mercoledì 13 dicembre 2017

24 dicembre: la Messa di Mezzanotte

«(…) C’è ancora una seconda parola nel racconto di Natale sulla quale vorrei riflettere insieme a voi: l’inno di lode che gli angeli intonano dopo il messaggio circa il neonato Salvatore: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini del suo compiacimento”. Dio è glorioso. Dio è luce pura, splendore della verità e dell’amore. Egli è buono. È il vero bene, il bene per eccellenza. Gli angeli che lo circondano trasmettono in primo luogo semplicemente la gioia per la percezione della gloria di Dio. Il loro canto è un’irradiazione della gioia che li riempie. Nelle loro parole sentiamo, per così dire, qualcosa dei suoni melodiosi del cielo. Là non è sottesa alcuna domanda sullo scopo, c’è semplicemente il dato di essere colmi della felicità proveniente dalla percezione del puro splendore della verità e dell’amore di Dio. Da questa gioia vogliamo lasciarci toccare: esiste la verità. Esiste la pura bontà. Esiste la luce pura. Dio è buono ed Egli è il potere supremo al di sopra di tutti i poteri. Di questo fatto dovremmo semplicemente gioire in questa notte, insieme agli angeli e ai pastori.

giovedì 7 dicembre 2017

8 dicembre: Immacolata Concezione

«(…) Qual è il quadro che in questa pagina ci vien posto davanti? L'uomo non si fida di Dio. Egli, tentato dalle parole del serpente, cova il sospetto che Dio, in fin dei conti, gli tolga qualcosa della sua vita, che Dio sia un concorrente che limita la nostra libertà e che noi saremo pienamente esseri umani soltanto quando l'avremo accantonato; insomma, che solo in questo modo possiamo realizzare in pienezza la nostra libertà. 

L'uomo vive nel sospetto che l'amore di Dio crei una dipendenza e che gli sia necessario sbarazzarsi di questa dipendenza per essere pienamente se stesso. L'uomo non vuole ricevere da Dio la sua esistenza e la pienezza della sua vita. Vuole attingere egli stesso dall'albero della conoscenza il potere di plasmare il mondo, di farsi dio elevandosi al livello di Lui, e di vincere con le proprie forze la morte e le tenebre. Non vuole contare sull'amore che non gli sembra affidabile; egli conta unicamente sulla conoscenza, in quanto essa gli conferisce il potere. Piuttosto che sull'amore punta sul potere col quale vuole prendere in mano in modo autonomo la propria vita. E nel fare questo, egli si fida della menzogna piuttosto che della verità e con ciò sprofonda con la sua vita nel vuoto, nella morte. Amore non è dipendenza, ma dono che ci fa vivere. La libertà di un essere umano è la libertà di un essere limitato ed è quindi limitata essa stessa. Possiamo possederla soltanto come libertà condivisa, nella comunione delle libertà: solo se viviamo nel modo giusto l'uno con l'altro e l'uno per l'altro, la libertà può svilupparsi. 
Noi viviamo nel modo giusto, se viviamo secondo la verità del nostro essere e cioè secondo la volontà di Dio. Perché la volontà di Dio non è per l'uomo una legge imposta dall'esterno che lo costringe, ma la misura intrinseca della sua natura, una misura che è iscritta in lui e lo rende immagine di Dio e così creatura libera. Se noi viviamo contro l'amore e contro la verità – contro Dio –, allora ci distruggiamo a vicenda e distruggiamo il mondo. Allora non troviamo la vita, ma facciamo l'interesse della morte. Tutto questo è raccontato con immagini immortali nella storia della caduta originale e della cacciata dell'uomo dal Paradiso terrestre.

giovedì 30 novembre 2017

Padre Maurizio Botta: "Sapete perché la vita non è felice?"

Siamo dei disadattati segnati da una insoddisfazione congenita. Possiamo negarlo tutte le volte che vogliamo, ma la nostra insoddisfazione è così grande che “meno dell’infinito tutto ci annoia”. La cultura contemporanea, profondamente intrisa di ateismo materialista, ci racconta che ogni sforzo di bene è inutile, che siamo tutti numeri in un interminabile processo produttivo, che dopo la vita è finito tutto, stop, zero. La fatica del reale è troppa, la vita a volte è troppo pesante, difficile, ingiusta. Infinitamente triste. Ma noi siamo dei disadattati. Padre Maurizio Botta ha scosso i giovani presenti ieri in Santa Maria del Carmine per gli esercizi spirituali in preparazione all’Avvento, voluti dal vescovo Corrado Sanguineti. Una scossa inedita, libera da facili etichette.


«C’è una parola che va tanto di moda e che io non sopporto più – ha spiegato padre Maurizio – è “Vangelo”. Vangelo significa “buona notizia”, ma non ha senso continuare a ripetere “ho una bella notizia” se non dici quale sia questa bella notizia. E di notizia veramente bella ce n’è una sola: Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, vive e regna». Oggi è facile dormire sonni tranquilli. Noi non stiamo attraversando il fascismo, il nazismo o una dittatura comunista: «Ma il potere, anche se cambia faccia, continua a schiacciare i più deboli. E oggi il potere non si presenta come un dittatore con il suo esercito, ma come un pensiero dominante. Un pensiero che occupa i mass media, la scuola, la politica. Un pensiero che dice attenzione, c’è un modo giusto e un modo non giusto di pensare. Se non la pensi come me, se vai contro il politicamente corretto, non sei credibile, non sei veritiero, sei un buffone».


sabato 18 novembre 2017

Il Cuore Dello Zecchino d'Oro alle mense francescane

«Aiutateci ad aiutare». Quante volte Cino Tortorella, l’indimenticabile mago Zurlì, ha ripetuto questa frase durante la conduzione dello Zecchino d’Oro. Era il motto del “Fiore della solidarietà”, l’iniziativa benefica che correva parallela a ogni edizione del “Festival internazionale della Canzone del Bambino”. 
Il festival, andato in onda per la prima volta nel 1959, si è poi legato ai frati minori dell’Antoniano di Bologna, che tuttora lo organizzano e producono in collaborazione con Rai 1, e che affidarono la direzione del coro a Mariele Ventre (fu proprio Mariele a fondare il Piccolo Coro dell’Antoniano e a dirigerlo per 30 anni). Una vera istituzione nell’istituzione, il suo sorriso mi è rimasto disegnato sul cuore. Prematuramente scomparsa nel 1995, Mariele ha lasciato un’impronta indelebile fatta di emozioni antiche. Uniche.

mercoledì 8 novembre 2017

Regalare un abbonamento digitale

Regalare qualcosa di nuovo, sorprendente e inaspettato. Qualcosa che sia innovativo ma al contempo ricco di storia. Qualcosa che possa durare nel tempo, ma che sappia rinnovarsi ogni giorno. Qualcosa di utile, che possa servire alla persona che lo riceve, e qualcosa di comodo, che sappia integrarsi con lo stile di vita contemporaneo. Cosa risponde a tutte queste caratteristiche? 

giovedì 2 novembre 2017

Tutti i Santi: "Festa di luce e di speranza"

“Carissimi fratelli e sorelle,
Siamo agli inizi del mese di novembre, mese che la Chiesa dedica, in modo particolare, al ricordo e alla preghiera per i nostri fratelli defunti: potrebbe sembrare un tempo velato di tristezza, perché il pensiero dei nostri cari, che non sono più tra noi, ci fa percepire la fragilità e la precarietà della nostra esistenza. La stessa natura, nei colori autunnali, nello spettacolo delle foglie che ingialliscono e cadono, sembra ricordarci questa condizione mortale, da sempre cantata ed espressa dai poeti: «Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie», così scriveva il nostro grande Giuseppe Ungaretti.

Eppure, ci fa bene sostare sul mistero della morte, prendere di nuovo contatto con la verità della nostra condizione umana, andare a visitare le tombe dei nostri cari in questi giorni, proprio in un tempo nel quale, da una parte, si vive, si pensa e si agisce, come se la morte non ci fosse, o come se tutta la vita fosse qui, negli anni che ci sono donati sotto questo cielo; d’altra parte, ci sono tentativi di esorcizzare la morte, di ridurla a uno “spettacolo” – in fondo il triste rito di Halloween, con i suoi aspetti banali o inquietanti, è un modo per non essere seri e leali di fronte alla morte e per non interrogarci sul senso della nostra vita e sul nostro destino totale – o si coltivano sogni di raggiungere una condizione di vita illimitata, sogni che possono diventare incubi!

Ora, è bello che la Chiesa ci faccia entrare in questo mese, attraverso il “portale” della festa di oggi, Solennità di Tutti i Santi, perché è una festa piena di luce e di speranza, e ci permette di andare oltre il velo di malinconia, che la morte sembra portare con sé.


Festa di luce e di speranza, perché parlare di santità significa riscoprire la grandezza e la bellezza del nostro destino di creature, volute e amate da Dio, chiamate a partecipare alla sua vita e alla sua gioia: i santi sono tutti coloro che ci hanno preceduto nel pellegrinaggio dell’esistenza, in questo tempo di prova, nel quale decidiamo di noi stessi di fronte a Dio, e che ora vivono, per sempre, nell’abbraccio del Padre, del Figlio e dello Spirito, nell’intensità, per noi inimmaginabile, di un eterno presente, immerso nella luce e nella beatitudine. Con il linguaggio semplice della fede, i Santi sono la Chiesa che vive la gioia del Paradiso, e come ricordava Papa Francesco: «Il paradiso non è un luogo da favola, e nemmeno un giardino incantato. Il paradiso è l’abbraccio con Dio, Amore infinito, e ci entriamo grazie a Gesù, che è morto in croce per noi. Dove c’è Gesù, c’è la misericordia e la felicità; senza di Lui c’è il freddo e la tenebra» (Udienza generale, mercoledì 25/10/2017).

Celebrare la solennità di Tutti i Santi è ritrovare il senso della nostra vita: siamo stati chiamati all’esistenza, non per caso, fragili esseri, gettati nel tempo, scintille che appaiono e poi scompaiono, inghiottite dal buio del nulla! Ma Dio ci ha pensati, ci ha voluti, ci ha tratti dal nulla, per essere suoi figli, suoi familiari, partecipi di una vita che non ha fine, che non è il prolungamento indefinito di questa esistenza, segnata da tanti limiti, ma è una vita nuova, che supera ogni immaginazione e ogni desiderio. Come diceva il Catechismo di San Pio X, «siamo stati creati per conoscere, amare e servire Dio e goderlo nell’altra vita».

mercoledì 1 novembre 2017

Non ci sono app per la sete d'infinito


«Andare al cinema è sempre un’esperienza formativa, anche se il film in questione è “It” (avrei molte domande da fare ad Andrés Muschietti). La sala è piena ma, nonostante il film sia vietato ai minori di 14 anni, l’età media è tremendamente bassa. Non è la sede per interrogarsi sul ruolo dei genitori nella scelta del titolo, e neppure sulla loro assenza in sala. Non è la sede per discutere le scelte commerciali del cinema, anche se la crisi (drammatica) del settore non giustifica la vendita dei biglietti con le fette di salame sugli occhiali 3d…» Per il blog di Costanza Miriano, una riflessione su giovani e tecnologia. 

venerdì 13 ottobre 2017

Sant'Agostino e gli uomini del Terzo Millennio

Questa sera voglio proporvi un viaggio alla scoperta di Sant’Agostino e dell’attualità del suo pensiero. La produzione letteraria di Agostino è sterminata, il suo pensiero è articolato e complesso. Noi non abbiamo la pretesa di esaurire questa sera un viaggio che richiederebbe molte puntate dedicate, ma la vita di Agostino parla all’uomo di oggi: ci sono inquietudini, che ha vissuto il giovane Agostino, che anche oggi abitano nell’animo dei giovani, ci sono paure e dubbi che nascono anche oggi nel cuore di molti credenti, c’è una sete di verità che ci auguriamo continui ad appartenere a tutti gli uomini. 
Per fare questo viaggio vorrei invitarvi a entrare idealmente con me nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia. Qui, a quest’ora, tutto è avvolto nel silenzio e ci permette di concentrare la nostra attenzione sulla grande arca bianca posta nel presbiterio. In quest’arca sono custodite le spoglie mortali di Sant’Agostino. Siamo qui per ascoltare un santo, padre e dottore della Chiesa…


(audio estratto da "Sant’Agostino e gli uomini del Terzo Millennio”, speciale del 30/09/2017 a cura di Giacomo Bertoni, Radio Mater. Ospiti: padre Mario De Santis, padre agostiniano e rettore della basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, Anna Turra, professoressa di latino e greco presso il liceo classico Ugo Foscolo di Pavia e studiosa appassionata di letteratura antica, don Daniele Baldi, parroco di Santa Maria del Carmine)

giovedì 5 ottobre 2017

Irina Ratushinskaya: “Grigio è il colore della speranza”

Tutte le norme dell’esistenza umana inculcate in ognuno di noi ancor prima che cominciamo ad avere coscienza di noi stessi venivano deliberatamente e scrupolosamente calpestate. (…) Una persona normale è scioccata dalla brutalità e dalle menzogne? Allora ve ne forniranno in tale quantità che dovrete chiamare a raccolta tutte le vostre forze interiori per ricordare che esiste, esiste un’altra realtà! Esistono persone perbene, e sono la maggioranza, esistono interi paesi nei quali il nero si chiama nero e il bianco bianco, e ciò non viene perseguito per legge. Ma tutto questo vi sembrerà così lontano che solo con un grande sforzo di volontà riuscirete a conservare quella che era sempre stata la vostra normale scala di valori.” 

Si è spenta nel silenzio Irina Borisovna Ratushinskaya, dissidente sovietica, poetessa e scrittrice. Si è spenta il 5 luglio 2017, a Mosca, ma solo oggi vengo a sapere della sua morte, e ciò avviene per puro caso. Ho ripreso in mano “Grigio è il colore della speranza”, la copia ormai un po’ ingiallita (è l’edizione Rizzoli 1989) del libro che racconta i quattro anni di prigionia che Irina Ratushinskaya ha dovuto scontare in un campo di lavoro. Il 18 dicembre 1986, dopo essere stata liberata grazie a una forte mobilitazione dell’opinione pubblica internazionale, Irina aveva ottenuto il permesso di emigrare con il marito in Gran Bretagna. Uno sfoglio veloce, poi la ricerca su internet: avrà trovato pace oggi Irina? New York Times, The Guardian, Washington Post, The Economist, Telegraph, The Times, The Boston Globe, The Australian Financial Review: tutti danno notizia della sua morte. In Italia solo Tempi, con un articolo di Sandro Fusina, si ricorda della “poetessa simbolo della malvagità sovietica”. 

martedì 26 settembre 2017

Mons. Mario Delpini: "Date inizio al futuro"


«Milano è spesso un passo avanti rispetto alla maggior parte delle città italiane. Non lo è solo per la moda, per l’editoria, per l’informazione, per la cultura, per le aziende. Che Milano sia italiana eppure diversa lo si capisce anche solo facendoci una passeggiata distratta, camminando fra monumentali vetrine luminose e personaggi bizzarramente agghindati. A Milano si respira quel mix tra passato iconico e futuro psichedelico che solo nelle grandi capitali europee si è già imposto pienamente. Negli ultimi decenni è forse la parte psichedelica che ha preso il sopravvento, una confusione estetica che è anche interiore, con una forte perdita della dimensione spirituale e religiosa dell’individuo…». Per il blog di Costanza Miriano, una riflessione sull’ingresso di Mons. Mario Delpini nell’arcidiocesi di Milano. 

giovedì 21 settembre 2017

Pavia e il rumore dei treni

Sembra di sentirli arrivare, pare quasi di vederli in lontananza… Come ogni settembre, si ripete l’invasione pacifica degli studenti. La storia di Pavia è indissolubilmente legata a quella della sua prestigiosa Università, nata qui nel lontano 1361. Uno degli atenei più antichi al mondo, che intrattiene con la città una relazione complicata eppure inscindibile. 
Amore, disincanto, orgoglio, sopportazione, indifferenza. C’è questo e molto altro nella centenaria relazione fra la città e il suo ateneo, fra un mondo accademico, a volte brillante a volte spocchioso, e una città magari un po’ fredda, di certo dignitosa, assolutamente insensibile alla superbia altrui. Ci sono rapporti umani, amicizie, amori, incontri e attese. Piccoli rami che si intrecciano negli anni degli studi e che, a volte, resistono nel tempo. 
Inizia un nuovo anno accademico, si aprono nuove strade per studenti pavesi e non. Si preparano nuove immagini che i pavesi osserveranno passeggiando in Strada Nuova, davanti all’imponente ingresso dell’università. Non tutti se ne accorgono, eppure varcando quel portone qualcosa cambia. L’atmosfera? Il tempo? Non è facile spiegarlo, ma lo iato è notevole. 

sabato 16 settembre 2017

Un taccuino una penna e poi...


Anche nelle serate più tranquille, anche nelle occasioni più rilassanti e serene, c’è sempre qualcuno armato di taccuino che, magari nascosto in un angolo, scrive freneticamente ciò che accade controllando l’orologio… C’è sempre, insomma, un cronista pronto a vivere vite diverse ogni giorno per raccontarle ai suoi lettori… Una mattina è a raccogliere opinioni sulla viabilità, un mezzogiorno è a una conferenza stampa, un pomeriggio segue il ricordo di un’eccellenza sul filo della storia cittadina, una sera indaga su un piccolo mistero della città… Poche le sue armi: tanta curiosità, un taccuino, una penna. Uno l’obiettivo: scrivere per chi non c’era, perché conosca. Scrivere per chi c’era, perché ricordi.

(Premio Burgio 2017, oggi in edicola, foto studio Garbi)