"Le favole non dicono ai bambini che i draghi esistono. Perchè i bambini lo sanno già. Le favole dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti." (G. K. Chesterton)



venerdì 13 ottobre 2017

Sant'Agostino e gli uomini del Terzo Millennio

Questa sera voglio proporvi un viaggio alla scoperta di Sant’Agostino e dell’attualità del suo pensiero. La produzione letteraria di Agostino è sterminata, il suo pensiero è articolato e complesso. Noi non abbiamo la pretesa di esaurire questa sera un viaggio che richiederebbe molte puntate dedicate, ma la vita di Agostino parla all’uomo di oggi: ci sono inquietudini, che ha vissuto il giovane Agostino, che anche oggi abitano nell’animo dei giovani, ci sono paure e dubbi che nascono anche oggi nel cuore di molti credenti, c’è una sete di verità che ci auguriamo continui ad appartenere a tutti gli uomini. 
Per fare questo viaggio vorrei invitarvi a entrare idealmente con me nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia. Qui, a quest’ora, tutto è avvolto nel silenzio e ci permette di concentrare la nostra attenzione sulla grande arca bianca posta nel presbiterio. In quest’arca sono custodite le spoglie mortali di Sant’Agostino. Siamo qui per ascoltare un santo, padre e dottore della Chiesa…


(audio estratto da "Sant’Agostino e gli uomini del Terzo Millennio”, speciale del 30/09/2017 a cura di Giacomo Bertoni, Radio Mater. Ospiti: padre Mario De Santis, padre agostiniano e rettore della basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, Anna Turra, professoressa di latino e greco presso il liceo classico Ugo Foscolo di Pavia e studiosa appassionata di letteratura antica, don Daniele Baldi, parroco di Santa Maria del Carmine)

giovedì 5 ottobre 2017

Irina Ratushinskaya: “Grigio è il colore della speranza”

Tutte le norme dell’esistenza umana inculcate in ognuno di noi ancor prima che cominciamo ad avere coscienza di noi stessi venivano deliberatamente e scrupolosamente calpestate. (…) Una persona normale è scioccata dalla brutalità e dalle menzogne? Allora ve ne forniranno in tale quantità che dovrete chiamare a raccolta tutte le vostre forze interiori per ricordare che esiste, esiste un’altra realtà! Esistono persone perbene, e sono la maggioranza, esistono interi paesi nei quali il nero si chiama nero e il bianco bianco, e ciò non viene perseguito per legge. Ma tutto questo vi sembrerà così lontano che solo con un grande sforzo di volontà riuscirete a conservare quella che era sempre stata la vostra normale scala di valori.” 

Si è spenta nel silenzio Irina Borisovna Ratushinskaya, dissidente sovietica, poetessa e scrittrice. Si è spenta il 5 luglio 2017, a Mosca, ma solo oggi vengo a sapere della sua morte, e ciò avviene per puro caso. Ho ripreso in mano “Grigio è il colore della speranza”, la copia ormai un po’ ingiallita (è l’edizione Rizzoli 1989) del libro che racconta i quattro anni di prigionia che Irina Ratushinskaya ha dovuto scontare in un campo di lavoro. Il 18 dicembre 1986, dopo essere stata liberata grazie a una forte mobilitazione dell’opinione pubblica internazionale, Irina aveva ottenuto il permesso di emigrare con il marito in Gran Bretagna. Uno sfoglio veloce, poi la ricerca su internet: avrà trovato pace oggi Irina? New York Times, The Guardian, Washington Post, The Economist, Telegraph, The Times, The Boston Globe, The Australian Financial Review: tutti danno notizia della sua morte. In Italia solo Tempi, con un articolo di Sandro Fusina, si ricorda della “poetessa simbolo della malvagità sovietica”. 

martedì 26 settembre 2017

Mons. Mario Delpini: "Date inizio al futuro"


«Milano è spesso un passo avanti rispetto alla maggior parte delle città italiane. Non lo è solo per la moda, per l’editoria, per l’informazione, per la cultura, per le aziende. Che Milano sia italiana eppure diversa lo si capisce anche solo facendoci una passeggiata distratta, camminando fra monumentali vetrine luminose e personaggi bizzarramente agghindati. A Milano si respira quel mix tra passato iconico e futuro psichedelico che solo nelle grandi capitali europee si è già imposto pienamente. Negli ultimi decenni è forse la parte psichedelica che ha preso il sopravvento, una confusione estetica che è anche interiore, con una forte perdita della dimensione spirituale e religiosa dell’individuo…». Per il blog di Costanza Miriano, una riflessione sull’ingresso di Mons. Mario Delpini nell’arcidiocesi di Milano. 

giovedì 21 settembre 2017

Pavia e il rumore dei treni

Sembra di sentirli arrivare, pare quasi di vederli in lontananza… Come ogni settembre, si ripete l’invasione pacifica degli studenti. La storia di Pavia è indissolubilmente legata a quella della sua prestigiosa Università, nata qui nel lontano 1361. Uno degli atenei più antichi al mondo, che intrattiene con la città una relazione complicata eppure inscindibile. 
Amore, disincanto, orgoglio, sopportazione, indifferenza. C’è questo e molto altro nella centenaria relazione fra la città e il suo ateneo, fra un mondo accademico, a volte brillante a volte spocchioso, e una città magari un po’ fredda, di certo dignitosa, assolutamente insensibile alla superbia altrui. Ci sono rapporti umani, amicizie, amori, incontri e attese. Piccoli rami che si intrecciano negli anni degli studi e che, a volte, resistono nel tempo. 
Inizia un nuovo anno accademico, si aprono nuove strade per studenti pavesi e non. Si preparano nuove immagini che i pavesi osserveranno passeggiando in Strada Nuova, davanti all’imponente ingresso dell’università. Non tutti se ne accorgono, eppure varcando quel portone qualcosa cambia. L’atmosfera? Il tempo? Non è facile spiegarlo, ma lo iato è notevole. 

sabato 16 settembre 2017

Un taccuino una penna e poi...


Anche nelle serate più tranquille, anche nelle occasioni più rilassanti e serene, c’è sempre qualcuno armato di taccuino che, magari nascosto in un angolo, scrive freneticamente ciò che accade controllando l’orologio… C’è sempre, insomma, un cronista pronto a vivere vite diverse ogni giorno per raccontarle ai suoi lettori… Una mattina è a raccogliere opinioni sulla viabilità, un mezzogiorno è a una conferenza stampa, un pomeriggio segue il ricordo di un’eccellenza sul filo della storia cittadina, una sera indaga su un piccolo mistero della città… Poche le sue armi: tanta curiosità, un taccuino, una penna. Uno l’obiettivo: scrivere per chi non c’era, perché conosca. Scrivere per chi c’era, perché ricordi.

(Premio Burgio 2017, oggi in edicola, foto studio Garbi)

lunedì 11 settembre 2017

Il primo giorno di scuola e la città

Sono passati 7 anni. Ormai è un ritorno maturo, sei cambiato. Non passi più davanti al busto di Torquato come studente, ma come cronista (quindi puoi anche guardarlo negli occhi). Ora sei un osservatore esterno, distaccato. Eppure l’emozione si ripresenta. Il primo giorno di scuola fa ancora tremare le ginocchia, anche se forse c’entra la corsa che hai dovuto fare non trovando parcheggio… 
Seguire e raccontare (domani in edicola) il primo giorno di scuola nell’istituto dove hai vissuto il tuo primo giorno di scuola superiore è un’esperienza quasi mistica. I passi, oggi più sicuri, si posano sugli stessi gradini, percorrono gli stessi corridoi. Qualcosa è cambiato: cosa sono queste cartine geografiche antiche? E questo splendido pianoforte a coda? Tutta questa tecnologia, i computer, le lim? Le cose importanti però sono rimaste le stesse: il sorriso dei collaboratori scolastici, le voci dei professori, la fila in segreteria. Vi rendete conto di quanto sono belle le nostre radici?

mercoledì 6 settembre 2017

Antonella Ruggiero a Pavia: "La bellezza salverà il mondo"

Nemmeno uno spillo avrebbe potuto intrufolarsi in piazza del Carmine ieri sera per il “Concerto versatile” di Antonella Ruggiero. Don Daniele Baldi, parroco del Carmine e quindi padrone di casa, è salito sul palco poco prima dell’inizio per ringraziare i presenti: «È una grande gioia vedervi così numerosi a un evento realizzato interamente dalla parrocchia. Questa sera abbiamo messo in piazza tutte le sedie disponibili, vi chiedo scusa se non bastano per tutti». Ma l’applauso fragoroso ha smentito qualsiasi possibile malumore. 
Un concerto che avevo scoperto per caso, sfogliando “la Provincia Pavese”. Nelle pagine di cultura, un flash: in foto Antonella Ruggiero sorrideva, poco sotto Marta Pizzocaro raccontava i preparativi per il concerto di una delle voci più particolari che il nostro Paese orgogliosamente (ma mai abbastanza) conserva. Invitata a chiudere la rassegna “Luglio in Carmine”, l'artista ha voluto dedicare tutta la giornata a Pavia, trascorrendo il pomeriggio presso il Pio Pertusati. Qui ha incontrato gli anziani, ha ricevuto i loro regali, li ha abbracciati, ascoltati. Ha cantato per loro, che tanto desideravano ascoltare la sua voce. Una richiesta su tutte: “Vacanze romane”. 
E, quando poche ore dopo si è presentata sul sagrato del Carmine, Antonella Ruggiero aveva ancora negli occhi quegli abbracci. 

sabato 29 luglio 2017

Charlie Gard e l'apparente vittoria di Lord Voldemort


È il 6 febbraio 1943. Il dottor Ernst Illing, psichiatra responsabile di un ospedale del Terzo Reich, scrive ai genitori di un bambino ricoverato: «Devo comunicarvi il mio rammarico nell'informarvi che il bambino è morto il 22 gennaio 1943 per infiammazione delle vie respiratorie... Egli non aveva fatto alcun tipo di progresso durante il suo soggiorno qui. Il bambino non sarebbe certamente mai diventato utile alla società ed avrebbe anzi avuto bisogno di cure per tutta la vita. Siate confortati dal fatto che il vostro bambino ha avuto una dolce morte…». Per il blog di Costanza Miriano, un saluto al piccolo Charlie. E una promessa.

Charlie Gard è morto. Ucciso


No, questo cinismo non lo accetto. Charlie non è morto, Charlie è stato ucciso. Nella nostra civilissima Europa, a un bambino di 11 mesi gravemente malato è stato spento il ventilatore meccanico che lo aiutava a respirare. Charlie è morto così, per soffocamento, in un hospice segreto, nascosto agli occhi del mondo. Sarebbe stato troppo mostrare al mondo il crimine, troppo anche per chi lo ha tenacemente condannato. Ora risparmiateci questo pietismo patetico e politicamente corretto. Perché Charlie è stato ucciso, ma con lui è morta l’Europa.

martedì 25 luglio 2017

Difesa della vita: la grande lezione di Oriana Fallaci

Il 31 marzo del 2005 Terri Schindler moriva di fame e di sete dopo una terribile agonia lunga 15 giorni. Pochi giorni dopo Oriana Fallaci rompeva il suo silenzio concedendo una storica intervista a “Il Foglio” e rileggendo la vicenda di Terri. 
Oriana scardina, con precisione quasi maniacale, le bugie del politicamente corretto. Oriana denuncia, con forza inarrestabile, il crimine che si è compiuto sulla giovane donna. Oriana mette in guardia, con uno sguardo tremendamente profetico, dalla crescita di una nuova cultura della Morte.
La memorabile intervista, realizzata da Christian Rocca, uscì sul Foglio il 13 aprile 2005, con il titolo “Barbablù e il mondonuovo”. Di seguito, alcuni estratti.


«[…] Io non sono capace di guardare certe cose con distacco, indifferenza, freddezza. Ma poche volte ho sofferto quanto per questa donna innocente, uccisa dall’ottusità della Legge e dalla crudeltà di un Barbablù. Nonostante la mancanza di sangue, di manifesta brutalità, v’è qualcosa di particolarmente mostruoso nella morte di Terri Schindler.  
Intende dire Terri Schiavo… Io non dico mai Terri Schiavo. Mi sembra una beffa, una crudeltà supplementare, chiamarla col cognome di suo marito. Era nata come Theresa Marie Schindler, povera Terri. E se la sapessero tutta, penso che anche gli italiani direbbero Terri Schindler e non Terri Schiavo. Uso le parole "se-la-sapessero-tutta" perché ho l’impressione che in Italia anzi in Europa la gente non sia stata bene informata. Che sia i giornali sia le televisioni abbiano sottolineato la sensazionalità della faccenda, non i suoi retroscena. Io invece l’ho seguita giorno per giorno ed ora per ora, qui in America, e l’effetto è stato così disastroso che non credo più alla Legge. [] Se mi sbaglio, se la Legge significa davvero Giustizia, Equità, Imparzialità, me lo si dimostri incriminando i magistrati che per ben dodici volte si sono accaniti su quella creatura colpevole soltanto d’essere una malata inguaribile. In testa a loro, quel George Greer che per primo accolse l’istanza di Barbablù e ordinò di staccare la spina cioè di togliere a Terri il feeding-support: il tubo nutritivo. Dopo George Greer, i trentanove becchini che travestiti da magistrati confermarono il suo verdetto. Tra di loro i buoni Samaritani della Corte d’Appello di Atlanta che il 30 marzo rifiutaron d’accogliere l’estrema supplica di Bob e Mary Schindler, ancora illusi che la Legge significasse Giustizia eccetera. []
Sta dicendo che lo stato-vegetativo di Terri non era irreversibile? Non lo dico io. Lo dicono i neurologi che contestano e per anni contestarono la diagnosi dei vari Cranford. [] Lo stato-vegetativo si distingue dal coma in modo molto preciso. Il coma è un sonno continuo. Lo stato-vegetativo è un alternarsi di sonno e di veglia durante la quale il malato vede, capisce, reagisce agli stimoli. Per esempio, alle persone che gli stanno vicino. E questo era il caso di Terri. "A vederci si illuminava come un albero di Natale" hanno detto più volte i suoi genitori. E la prova che non mentivano ci è fornita dal video trasmesso da tutte le televisioni del mondo. Quello nel quale sua madre si china a baciarla e Terri si illumina veramente come un albero di Natale. I suoi occhi si spalancano, brillano di gioia. La sua bocca si apre in un sorriso beato, e attraverso quel sorriso beato sembra dire: "Grazie d’esser venuta, mamma". C’è di più. A un certo punto, la madre le mostra un palloncino coi personaggi di Walt Disney. E Terri lo osserva incuriosita, divertita. Il padre le pone domande e Terri risponde rantolando sì o no. "Yeaaah! Naaah!". Lo pronuncia davvero male, quel sì e quel no. Però si tratta proprio di un sì e di un no. Chiunque abbia visto e udito quel video può testimoniarlo, e a dirlo sono anche le infermiere che la curavano. 
Due di loro raccontano addirittura che, a veder Barbablù, Terri si comportava in modo completamente diverso da quello in cui si comportava coi genitori. Chiudeva gli occhi oppure distoglieva lo sguardo, assumeva un’espressione ostile, taceva ostinatamente, e altro che stato-irreversibile! Quella era una donna che capiva. Che pensava, che ragionava. Io sono certa che la sua lunga agonia, la sua interminabile esecuzione effettuata attraverso la fame e la sete, Terri l’abbia vissuta consapevolmente. Quanto a quel tipo di esecuzione, alla fame e alla sete che sopravvengono quando si rimuove il tubo nutritivo, dico: gli spartani che eliminavano i bambini deformi gettandoli dalla Rupe del Taigeto erano più civili di noi. Perché a cadere dalla Rupe del Taigeto i bambini morivan sul colpo. Terri, invece, a morire ci ha messo ben quattordici giorni.

mercoledì 19 luglio 2017

L'amico "sentinella" fuori tempo massimo

Tutti noi abbiamo almeno un amico che esercita la facile consuetudine di “sentinella antifascista-antinazista”. Il termine “consuetudine” non vuole dispregiare, indica solo che non è la dedicazione di una vita: prima viene un lavoro lautamente retribuito, poi, nel tempo libero (che è sacro) si combattono fascismo e nazismo. 
Per lui sono fascisti tutti quelli dal centro in poi, in direzione destra ovviamente. Sono fascisti gli anziani che controllano il portafoglio su un autobus affollato, sono fascisti quelli che discutono di immigrazione senza attivare il mantra (è un playback ormai) dell’accoglienza, sono fascisti i proprietari di quella pizzeria che espone la bandiera italiana (il tricolore va esposto solo negli stadi). 


Lui qualche mantra lo ha, il suo profilo facebook ne è costellato: “la prima cosa che insegnerò ai miei figli sarà odiare i fascisti”, “la pace è un sogno possibile”, e così via. Superando il fastidio di essere guardati con sospetto dall’amico in questione quando si controlla il portafoglio su un autobus affollato stile scatola di sardine, fa simpatia vedere cotanta attenzione sul pericolo di una nuova dittatura. A scuola e in università si parla già molto di fascismo e nazismo, però riconoscere come male ciò che è male non fa mai male, quindi melius abundare quam deficere. Diciamolo, vista l’aria che tira è anche rassicurante scoprire di non essere l’unico a preoccuparsi. 

martedì 4 luglio 2017

Il miracolo di Charlie Gard

Eccoli. Li aspettavamo, li temevamo. Sono arrivati i “motivi legali”. «L’ospedale ci ha detto che, per motivi legali, non può trasferire il bambino da noi. Questa un’ulteriore nota triste". Lo ha detto Mariella Enoc, presidente dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, a margine della presentazione della Relazione Sanitaria e Scientifica 2016» (ANSA). 
Sì, li aspettavamo, perché qualcosa nell’aria è cambiato durante il fine settimana. Dopo la straordinaria presa di coscienza di venerdì, quando la corsa delle lancette dell’orologio verso le 13 ha scatenato uno tsunami di civiltà, l’attenzione mediatica ha incominciato a scemare, a farsi intermittente. È tornata, almeno nella maggior parte dei casi, al buon vecchio politicamente corretto. La spiegazione è semplice: Charlie rischia di salvare il mondo.